HENRY VITEL THONÈ

HENRY VITEL THONÈ

Henry Vittel Thoné
1908-1998

Henry Vittel Thoné vide i suoi natali in una famiglia dell’aristocrazia di VilleTrouvèNeuf sur Mer, un piccolo paesino nell’entroterra di Toulon, nella regione di Provence Cote d’Azur.
La madre, Marie Genevieve du Chemin Du Fer, morì di parto. Ella, nota filantropa, aveva dedicato tutta la vita alla cura dei vitelli podalici segnati da zoppìa.Il padre, l’architetto Arnald Althusser Aramis De Allumiere, rifiutò di risposarsi per evitare di attribuire a questo importante atto, l’unica valenza di restituire una madre stabile all’infante Henry. Al neonato, dal giorno della sua nascita sino ai quattro anni d’età, quando fu interrotto l’allattamento al seno, il padre cambiò ben ventisette balie, tutte al di sotto dei venticinque anni d’età e tutte di proporzioni fisiche perfette, al fine di dare al figlio il miglior imprinting estetico del mondo femminile, gioendone peraltro lui stesso. De Allumiere, appartenente al mondo dell’aristocrazia, discendendeva dal casato dei Duchi di Sanfarduségge.
Henry, avendo succhiato il latte da cinquantaquattro differenti seni, divenne un bel bambinone paffuto ed altresì confuso. Tale fondante esperienza lo avrebbe indotto, in gioventù, a intraprendere studi di Biologia, Antropologia e Topologia, laureandosi infine con il massimo dei voti, alla Sorbonne di Parigi, con una tesi dal titolo “Dall’imenottero all’imene, viaggio nelle delicatezze della natura”. Sposò in prime nozze Volonteria Maris Psalmis, una giovane di nascita modesta pur tuttavia divenuta studiosa e docente di importanti Universitas, da cui Henry ebbe il suo primo figlio, Petronio, poi geniale artista e filosofo del secolo successivo. Separatosi da Volonteria con grandi angustie, ebbe poi egli innumerate relazioni con giovani disagiate, da cui traeva inaffettivo l’anima, nonché il profumo residuo, della madre Genevieve, mancanza inseguita per l’intera esistenza attraverso molteplici e dolorosi assaggi di seni, mai purtroppo ritornanti l’antico senso di felicità perduta.
Riconosciuto dalle più importanti Accademie Scientifiche come uno tra i più illustri antropologi, fu il maggiore conoscitore di imenotteri apocrifi aculeati.
Mori all’età di novant’anni per la puntura di una Lissonota, l’unico insetto imenottero aculeato della famiglia delle Ichneumonoidea, a cui era allergico. Famosa l’unica parola da lui detta in punto di morte rivolto all’infermiera dalle grandi poppe: “perbacco”. Le sue opere, oltre sessantasei volumi di vario genere, redatti da un’amanuense della scuola di Benevento, sono andate perdute nell’incendio della soffitta della casa di VilleTrouvèNeuf, dove egli trascorse gli ultimi anni di vita. Rimase intatto un unico volume, edito da Bertrand Bouvèt Belinon, dal titolo “Lettere”, che comprende buona parte della corrispondenza privata con letterati, politici, amanti.

 

Le Edizioni Bummalet sono orgogliose di poter nuovamente dare alle stampe, dopo un lungo lavoro di restauro, questo straordinario e raro volume.
Buona lettura.

LETTERE

Nice, 18 maggio 1947

Adieu, mon amour.
Sono costretto a fare ciò che faccio: lasciarti. Lo so. Abbiamo Svalvolerio da crescere. Ma tu non hai nemmeno provato a rendermi felice. Je vouloir etre heureux, ne ho il diritto. Tu sei una donna vraiment difficile. Ma il mio squarcio di cielo, il mio pezzo di gloria, l’appezzamento di terra dove coltivare il vero Henry, quella spiaggia di giovinezza che non ho mai vissuto murato dentro un’adolescente stordito da amicizie sbagliate, da scambi inutili, da fatiche che nessuno può immaginare. Quando mi hai conosciuto ero addolorato: la mia balia invecchiava e le sue tette erano caduche. Mon père affetto da nevrosi sessuale, mon père, ha sempre avuto ragione. In fin dei conti, Svalvolerio proverà le stesse mie pene, in una fotografia al negativo. Ciò lo avvicinerà a me come nessuna altra cosa. Je suis son père. Ca veut dire quoi?

Adieu.
Henry Vittel Thoné, père du Svalvolerio e du Zorro.

Cannes, 18 novembre 1952
Théâtre du Commerce

Choux, mon amour,
seduto in platea ho assistito alla nascita della tua arte. Chanter, agir, danser, per te sono solo declinazioni dell’essere. Votre maison s’appelle la legèreté, candore è il nome del tuo giardino, rouge son vôtre cheveux. Gli anni che ci separano sono soltanto approssimazioni irrisolte dalla natura. La cultura africana premia l’uomo che si corica con la ragazzina. Perché dovremmo angustiarci? Mi chiedi se ti amo. Certo. Solo quella parola conosco; l’amore, per me, è la scritta sulla maglietta che indosso la mattina, il regalo che troverai sul tavolo di un’altra cucina, i fiori che guarderai dal fioraio. Ma non scendere nell’intimità, nello spavento del vuoto luttuoso de ma mère morte, nelle stanze sorrette da tramezzi di teoremi astratti, colme di scatoloni di libri che elencano regole inevadibili. Guarda solo me, l’evaso. Oppure contempla da fuori l’illusione dell’evasione dietro cui ho trovato riparo; una sorta di quadro dai colori sbiaditi il cui disegno, posso sinceramente ammettere, ma solo in cert’une giornate di debolezza, è confuso anche a me. Ma ora tu sei qui. Carne fresca. Chiappe che sospirano quando le sculaccio. Frasi retoriche, parole vuote, pensieri fugaci che non fanno polvere, leggeri come piume, superficiali, inutili, su cui gioiosamente evito di soffermarmi. Per questo je t’aime pazzamente, plus de mon mère morte, o della mia ultima bàlia dalle tette saporose di pesca. Peccato tu le abbia piccole. Ma, nessuno è perfetto. Un bebè avec vouz chiuderà il cerchio dell’amour.
J’ai besoin que tu m’envoies une photo de tes mamelons par courrier. È urgente. Vorrei tenerla sulla mia scrivania, dans un cadre doré. Ti manderò in cambio una foto dei miei gattini.
Henry V.T.

Rome, 21 dicembre 1968

JE SUIS VRAIMENT ENERVE.
Tu, tu. Marisca, moglie dell’armatore spagnolo. L’uomo che voleva solo me, solo me. Sei il migliore tra tutti, dicevi.
Solo tu conosci gli imenotteri. Solo io. Solo tu hai la chiave dei segreti del mio corpo. Eppure mai intravidi nemmen l’orlo delle tue grazie. Lui, dicevi, l’armatore, vuole che tu prenda la sovvenzione. MA IO TI AMAVO. Amavo la moglie di chi voleva finanziare mes recherches. Eppure papà me lo aveva detto.
Quelle déception. Henry, tu appartieni ad une culture trop élevée, per provare amore per la moglie di un ricco armatore, per giunta grassa. I soldi non danno cultura, specie a cotali individui. Cosa scambierete, diceva il buon papà, di fronte ad un meraviglioso dipinto? Cosa dirà davanti all’Innocenzo X di Velasquez? Di cosa converserete, tu e la figlia dell’armatore, una parvenue. La cultura germoglia
seulement où generazioni e generazioni hanno seminato cultura. Se nasci da chi ha faticato, reificherai ciascuno dei poveri momenti di quella odiosa fatica. L’esistenza ti apparirà nella banale tristezza della sua più povera verità. Tu, mon fils, nasci aristocratico, la fatica della ragione non ti appartiene e aveva ragione. Pardonne-moi l’allitération. Ah, se la mia vecchia balia potesse aiutarmi, avec ses gros marshmallows.
Vado via. Esco. Adieu. Per una parvenue come te, basta una lettera. Perché? Perché vuoi rendermi infelice?
Adieu,
Henry Vittel Thoné

VilleTrouvèNeuf Sur Mer,  23 Dicembre 1977

Biscuit,
la madre di questo figlio dal nome bizzarro di Zorro, è ormai impazzita. Non cucina, non viene alle mostre con me, non accetta che io parta per destinazioni orientali e sconosciute, per studiare i miei amati imenotteri. Mi odia. Mi tratta come un deficiente.
SONO UN DEFICIENTE, ormai. Me ne sono convinto. Eppure con te, mon
choux à la crème sono felice. Deficiente, ma felice come non mai. Quando leggi un passo del Levitico, quando racconti quanto il tuo cuore esploda di fronte ad un dipinto di Sacha Distel, quand je leche tes sein toujours ferme.
Le tette suonano meglio, in gioventù. È triste, ma ahimè, che ho fatto io per essere l’unico responsabile di una naturale predisposizione che il maschio si ritrova nel sangue? Mon père mi dice sempre: da che parte sta la soluzione più semplice? Presto saremo tutt’uno. Confida.
Ti ricordo che chiesi oltre dieci giorni or sono una fotografia delle tue tette. Forse hai dimenticato di spedirla. Fallo al più presto. Quella che mi mandasti a ottobre mi è caduta nel brodo bollente e non ho potuto recuperarla. L’aspetto con gioiosa trepidazione.
Tuo per sempre,
Henry V.T.

Paris, 3 gennaio 1978

Mon Cher Gustavo,
non so perché insisti con questa distrazione mitologica in cui sono rappresentato, da te, come umano non intonato. Insistendo con una mimica che si palesa quando canto una qualsiasi canzone, tu e gli amici snob della cricca insana che frequenti, si tappano le orecchie facendo smorfie disgustate. Da quando lasciai Volonteria, qualsiasi fidanzata abbia avuto, e ne ho avute tante, si è sempre deliziata, ed eccitata, quando ho cantato loro “La merde”, quel meraviglioso brano di Charles Trenet che mai capiì per quale ragione sempre sostenesti esser cantano sol da stronzi. Sapessi quante chernières du pantalon je suis sorti avec cette chanson. So che hai una grande connaissance in materia di ostriche, ma fatti dire, in fatto di donne, sei sempre stato, contrairement à moi même, un povero ingenuotto.
A la prochaine fois, mon amì.
Henry Vittel Thoné

VilleTrouvèNeuf Sur Mer,
12 Aprile 1998

Chéri,
il tuo invito a passare il prossimo fine settimana nella tua villa di Roquebrune mi coglie dans un moment difficìle. Appena questa mattina uno dei miei diavoletti alati il avait l’audàce di pungermi sull’alluce. Uno stupido incidente che tuttavia potrebbe essermi fatale, data la mia ben nota allergia alla Lissonota. Je suis très faible e gli anni si fanno sentire plus d’une chanson a plein volume. À contrecoeur, non raggiungerò la tua giovane persona, non potremo fare le scoreggine in piscina come s’addice al nostro clan. Envoyez-moi une photo de tes nichons. Le dernière que tu m’as envoyé était tout mouillé. È inutilizzabile a causa del cappuccino bollente che ho versato a causa del tremolio alle mani.
Sognerò il rosa delle tue aureole.
Il tuo vecchio e, se non ti vedrò più, morto, Henry Vittel T.

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