Una Fragile Stagione

Una Fragile Stagione

“Noi Siamo di fronte alla verità di quando in quando; possono passare dieci, quindici anni prima che un movimento non ci rimetta di fronte a lei, non necessariamente in un sovrappiù di luce, può essere notte fonda, può esserci un braciere fumoso – e muri di rocce, e muri di libri – nulla può essere d’ostacolo: quindi non è la verità che è lì di quando in quando, ma siamo solamente noi ad essere non so dove la maggior parte del tempo.”
Jacques Derrida
UNA FRAGILE STAGIONE
Per quanto mi sia dato sapere, nessuno ha mai raccontato ciò che sto accingendomi a mettere per iscritto. Sono fatti accaduti molti anni orsono e distruggerne la memoria sarebbe la cosa giusta. Tuttavia, la durata sproporzionatamente lunga della vicenda, il sovranumero di testimoni e l’inestricabile groviglio di affetti che l’hanno contraddistinta, ne rendono impossibile l’oblio.
Lasciati a loro stessi i fatti abdicano perché i fatti, come creta nella bocca degli uomini che li raccontano, godono di un vitalizio corrisposto nella peggior moneta di cui disponiamo: la speranza.
[Noi tutti dimentichiamo che la speranza ha la vista corta]
Ma alcuni brandelli della sceneggiatura originale, di come è andata davvero la storia sono arrivati sino ad oggi, tra refoli di profumi; sciarpe arancioni, marocchino verde e lunghe notti sul mare.
La storia si costruisce al di là di noi ma è a noi che tocca il compito di intuirne i possibili futuri.
Personalmente fui vicino ad alcuni dei nodi più aggrovigliati di questo mistero e posso dirvi con assoluta certezza che gli atti principali della commedia furono solamente due: il primo e il terzo.
Starete pensando che manca il secondo atto, il più difficile; solo i drammi ben riusciti hanno un buon secondo atto. Nel nostro caso la faccenda è scadente, ha solo un prima e un dopo.
Vi racconto come sono andate le cose.

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