Dream, una mostr-uosità.

Dream, una mostr-uosità.

Chiostro del Bramante
Mostra DREAM
Opere di Jaume Plensa, Anselm Kiefer, Mario Merz, Giovanni Anselmo, Christian Boltanski, Doris Salcedo, Henrik Håkansson, Wolfgang Laib, Claudio Costa, Kate MccGwire, Anish Kapoor, Tsuyoshi Tane, Ryoji Ikeda, Bill Viola, Alexandra Kehayoglou, Peter Kogler, Luigi Ontani, Ettore Spalletti, Tatsuo Miyajima, James Turrell.

All’ingresso viene consegnato lo strumento audio per ascoltare i testi di Ivan Cotroneo, recitati dalle voci di attrici/attori. L’audio rappresenta il sogno associato all’opera ( e già…).
A ciascuna opera è attribuito un numero. Si preme sull’apparecchio per ascoltare il sogno deciso per quell’opera.
La prima vittima è Bill Viola. Premo 1 e inizio ad ascoltare. L’effetto è lo stesso all’aver premuto il tasto di autodistruzione dell’opera di Viola.
1. La presunzione di far ascoltare una storia che è “direttamente” relata alla situazione rappresentata (una donna sott’acqua / un testo ne descrive la condizione) nell’opera di Bill Viola condiziona la visione, l’intenzione dell’artista e la comprensione dell’opera. La faccenda è stupefacente. La prima cosa che salta alle orecchie è la banalità del testo; la seconda è: nessun testo può arrogarsi il diritto di occupare lo spazio e il tempo (tempo dell’osservatore) legato ad un’opera, nata per essere guardata, scimmiottando, con interpretazioni da astrologo, facendo carne di porco di artisti che oltrepassano smisuratamente il “temino” compiacente che sto ascoltando in cuffia; testi da illustre letterato, ma per una fiction televisiva.
Da quel momento in poi nulla è cambiato.
Non poteva cambiare. La forzatura dell’accostamento prevede l’uso delle persone. Il concetto che ne esce dell’arte di Kiefer, Anish Kapoor, Mario Mertz e chiunque altro esposto è talmente banalizzante che è palese la malafede del guadagno sull’ignoranza altrui (Salvini Docet). Forse, se si fossero scelti scrittori all’altezza degli artisti commentati dal “testo che evoca il sogno”, che si fossero tenuti discosti dalle opere, sarebbe stata un’operazione interessante; ma non sarebbe stata di massa. Così com’è, le opere sono costrette a scivolare fino a fondo valle dove brucano le parole-capre del testo.
Bellissimo il lavoro esposto di Kiefer, una grande azienda, Citizen, per la realizzazione di “Time is Art”, di Tsuyoshi Tane. Ed altre opere interessanti. All’uscita il testo di Cotroneo, sotto forma di libello a basso costo, andava a ruba.
Di recente usa tanto giocare con le masse. Dai governanti sino agli straordinari scrittori di banalità destinate alle classi subalterne di Gramsciana memoria.
Eppure.
Be careful: messing up with art, abuse of communication, squeeze people mind as a lemon it will backfire to those pawnbroker of knowledge. And for those who notice hypocrisy, that day will be a good day.

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