Senza stelle eravamo, quella sera

Senza stelle eravamo, quella sera

 

Non vidi stelle brillare quella sera. Soltanto, scorsi da lontano un’improbabile costellazione di pianeti che giravano (girollan, girollanz, girollanzon) ciascuno sul proprio asse, vorticando a folle

velocità.

Non vidi stelle brillare ma cupi pianeti, che schizzavan un nero astrale, come di seppie, avvolti in mantelli d’inconsistente nebbia lattiginosa.

Non vidi stelle brillare, ma tra le visioni del sonno in cui versavo, è apparso, sullo sfondo dell’immenso cielo stellato, uno schermo catodico, verdastro, come una vecchia televisione in bianco e nero.

D’un lampo, un lampo sinusoidale, d’incerta origine, accese il vetusto video ed i pianeti, prendendo a poco a poco sembianza di persona umana e volto, iniziaron a confessare al mondo quell’esser vago.

E ancora.

Non ho visto molte stelle brillarem quella sera, ma pubbliche incertezze divenir desiderio di gloria. Poi, perse le umane sembianze, vidi quei volti ritornar rotondi, pianeti, che non saran mai stelle.

E se è pur vero che quel dì, la sera, non udì musica di sfere celesti, vero è altrettanto che poi ci fu quell’attimo, quel solo attimo, quando sentì voci sincere intonarsi sopra il rombo di uno spazio di infinita solitudine.

E se non vidi stelle brillare, nei pochi spazi lasciati liberi dall’ignoranza umana, bivaccai, sodale, con i superstiti di un’antica civiltà, sotto un cielo in cui un’improbabile costellazione di pianeti, rimetteva inconsapevolmente in scena ciò che con fierezza mostrava ad un pubblico d’elite.

Non ci furono stelle a brillare nel cielo sopra di noi, ma pochi uomini muti intorno a un fuoco. Poi Federico ha rotto il silenzio è ha detto:

  • Giulietta ed io lo diciamo sempre; in questa città, dagli anni sessanta non è cambiato niente!-

E in fin riuscimmo, a riveder le stelle.

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