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rayuela

E quindi, prima che si faccia notte, in questo caldo romano di cui farei anche a meno, potessi. E volendo, cercherei una soluzione ai miei problemi contingenti. Ma credo che, se chiedessi agli Dei, la risposta sarebbe vaga e di difficile decifrazione.  Un pò come 42, la risposta di Pensiero Profondo, anche se questa è in sé il modello di un insieme assente di informazioni sulla vita, l’universo e tutto quanto.
Grazie Douglas Adams. E tu Marvin, Marvin Minsky.

L’uomo esternalizza ed oggettivizza le proprie funzioni attraverso un processo che Michel Serres definisce appareillage. Scrive Serres: “Questo termine marinaresco nella lingua francese indica precisamente il momento in cui la nave, lasciando il molo, esce in mare e va a cercare fortuna al largo.
“Parte e si spinge in avanti. Potrei dire che emerge? Da dove vengono i nostri abiti? Dalla pelle e dai peli, esternalizzati.  Il biberon? Da un seno oggettivato”.
Queste emergenze, peli/abito, seno/biberon, cambiano il tempo.
Mi tolgo e mi metto l’abito senza dover aspettare che il pelo ricresca o cada dal corpo al passare delle stagioni. Posso allattare un bambino anche se la madre non è presente.
“Per cui la durata si trasforma, si attenua, si accorcia, accelera, può anche rallentare; insomma si mette in moto una sorta di esodarwinismo degli oggetti tecnici, così salpati, così esternalizzati dal corpo, a volte migliorati, a volte abbandonati al loro destino […] Fin dalla pietra tagliata, dalla prima freccia, dal fuoco primitivo, nasce un’altra storia umana, batte un altro tempo, sfasato come il tempo della mia svestizione paragonato a quello delle stagioni”.

Eppure questa stessa storia umana, o forse solo chi si trova a guardarla, gode anche di altre prospettive.
Scrive Walter Benjamin:
“C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, e le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine cresce davanti a lui al cielo.
Ciò che chiamiamo progresso, è questa tempesta”.

Che vado cercando, mi chiedo.
Che voglio?
Sintetizzo  un “minimo elenco” a scopo di memorandum:
1) Intercettare segni e simboli di ciò che non ha nome.
2) Imparare cosa significa “Oggettivare”.
3) Superare “il chiacchiericcio del diavolo” [Kierkegaard],
il cicaleccio che erige un terribile schermo
tra nome e cosa, atto e conseguenza.
4) Evitare gli errori categoriali
L’errore categoriale consiste nel definire una cosa o un evento in una forma linguistico-concettuale inappropriata [Ryle].

 

Chiedo troppo.

 

 

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